Le
orchidee
© Umberto Boni - novembre
1996
Argomenti
• Introduzione
•
Origine del nome
•
Le Orchidaceae
•
Aspetti estetici
•
Distinzione dell'orchidea da
ogni altro rappresentante del regno vegetale
•
Caratteristiche del fiore
•
Il frutto
•
Rapporto con il substrato
•
Abito di crescita
•
Nomenclatura
Introduzione
Le orchidee sono piante che hanno sempre eccitato la
fantasia dell'uomo per quell'alone di esotico e di mistero
che le circonda, poiché i non esperti associano a questo
nome le specie delle regioni equatoriali, raccolte durante
le spedizioni dei secoli scorsi in luoghi di difficile
accesso, e coltivabili solo in serra con particolari
accorgimenti.
Al contrario le orchidee sono diffuse in quasi tutti gli
ambienti, dalle foreste equatoriali alla tundra, dalle
foreste umide delle montagne tropicali alle regioni
subdesertiche, dalla riva del mare al limite della
vegetazione sulle alte montagne; sono presenti anche in
Italia con più di 80 specie.
Origine del nome
Il nome Orchidee proviene dal termine
greco "Orchis", usato per la prima volta
da Teofrasto (IV-III sec. prima di Cristo), significa
testicoli ed è riferito ai 2 tubercoli radicali presenti in
molte piante di questa famiglia che crescono nei nostri
climi. I due tubercoli erano usati allora come ancora oggi
per produrre il "Salep" ritenuto afrodisiaco; questa usanza
è causa, in certe regioni dell'Asia minore, della
rarefazione e della scomparsa di alcune specie.
Linneo sancì ufficialmente l'uso del nome Orchis per
indicare sia un genere che tutta la famiglia nel suo
"Species Plantarum" della metà del 1700; questa
pubblicazione e la successiva "Genera Plantarum" sono
considerate le basi della botanica moderna.
Le Orchidaceae
La famiglia delle Orchidaceae è probabilmente la più
grande, al momento sono circa 30.000 le specie studiate ed
ogni giorno ne vengono scoperte di nuove. Oltre alle specie
naturali l'uomo ha prodotto numerosi ibridi; infatti, fin
dalla metà dell'ottocento, quando si compresero meglio i
meccanismi della fecondazione, della germinazione e della
crescita è stato tutto un susseguirsi di incroci, ad oggi
quelli registrati ufficialmente sono circa 100.000..
Aspetti estetici
I fiori di queste piante hanno colori molto vari: si va dal
bianco puro fin quasi al nero attraverso tutti i colori
dello spettro, i colori meno comuni sono il blu ed il nero,
quelli più comuni il bianco ed il rosa con tutte le sue
sfumature. Anche per quanto riguarda il profumo vi sono
ampie variazioni: da fiori assolutamente inodori a quelli
delicatamente o fortemente profumati a quelli che al
contrario emanano odori anche molto sgradevoli. Il frutto
della Vaniglia, anch'essa un'orchidea, scoperta dagli
Atzechi, serve per aromatizzare cacao, gelati e dolciumi.
Le orchidee per la loro bellezza sono state spesso elette a
fiore nazionale; ad esempio la Cattleya mossiae
Park. in Venezuela, La Lycaste virginalis Linden
in Guatemala, La Cattleya skinneri Lindl. in
Columbia ed il Ciprypedium reginae Walt. nel
Minnesota.
Distinzione dell'orchidea da ogni altro
rappresentante del regno vegetale
Le orchidee sono considerate le più specializzate fra le
monocotiledoni che sono, da molti autori moderni, ritenute
il gruppo più evoluto fra i vegetali e di apparizione più
recente sulla terra. La specializzazione di queste piante
comprende sia i meccanismi della fecondazione ma anche la
simbiosi con dei funghi (micorriza), l'assorbimento dei
nutrienti, la conservazione dell'acqua ed il meccanismo
fotosintetico per la crescita della pianta..
Caratteristiche del fiore
I botanici, a partire da Linneo, hanno basato la
classificazione delle specie vegetali principalmente sulle
particolarità del fiore cioè su come sono fatti e su come
sono disposti i vari elementi che lo compongono: calice,
corolla, stami, ovario e pistillo.
In un'orchidea vi sono 3 stami e 3 pistilli che non sono
separati come ad esempio in un fiore di tulipano ma sono
saldati a formare una struttura, detta colonna, tipica di
questa famiglia ed assente in tutte le altre. Il calice e
la corolla sono formati normalmente da 3 pezzi ciascuno: vi
sono 3 sepali e 3 petali, uno di questi ultimi è
notevolmente trasformato, prende il nome di labello, spesso
è più grande e diversamente colorato; ha una funzione di
attrazione e praticamente funge da pista di atterraggio per
gli insetti che operano l'impollinazione.
Il labello può avere le forme più varie: si va da quelli
molto grandi a quelli piccoli e lineari, ve ne sono a forma
di scarpetta, piatti o ricurvi, lisci, crestati o ricoperti
di peli, il margine può essere liscio o abbondantemente
frangiato. Talvolta, in alcuni generi, il labello è
prolungato posteriormente in una appendice, detta sperone,
che può essere lunga anche 20 cm o più e contiene spesso
del nettare che attira gli insetti impollinatori.
I fiori delle orchidee sono talvolta singoli o più spesso
riuniti in infiorescenze: le più comuni sono i racemi o le
spighe, meno frequenti sono quelle ramificate.
Il frutto
L'ovario produce da centinaia di migliaia a milioni di
ovuli che vengono fecondati dai granuli pollinici, questa
unione da luogo ad altrettanti semi che, a differenza di
quelli delle altre piante, sono in pratica costituiti dal
solo embrione. Il frutto è una capsula che impiega da
alcuni mesi a quasi un anno per maturare. I semi,
trasportati dal vento, germinano e si sviluppano solo se
vengono a contatto con un fungo microscopico in un ambiente
adatto; la piccolissima pianta, nei suoi primi stadi di
sviluppo, trae da questa simbiosi gli elementi necessari
per la sua crescita.
Rapporto con il substrato
Dal punto di vista vegetativo le orchidee si possono
dividere in terrestri ed epifite: le prime svolgono il loro
ciclo vitale con le radici saldamente affondate nel terreno
mentre le altre vivono appoggiate su altre piante. Queste
ultime si sono evolute principalmente nelle foreste
pluviali dove si sono adattate a crescere sui rami degli
alberi per raggiungere la luce che è elemento essenziale
per la fotosintesi.
Questo tipo di sviluppo non deve far pensare, come molti
credono, che siano parassite e che traggano nutrimento
dalla pianta su cui crescono, al contrario sono
semplicemente appoggiate sui rami della pianta che li
ospita. Un particolare adattamento è quello delle epilite o
litofite, specie che vivono appoggiate su rocce.
Le epifite sono diffuse principalmente nelle regioni
tropicali, allontanandosi da queste il loro numero
diminuisce ed aumenta quello delle terrestri a tal punto
che nelle zone temperate o fredde si incontrano solo queste
ultime.
Nelle specie terrestri non vi sono problemi per
l'assorbimento dell'acqua e dei sali minerali necessari
alla crescita, invece in quelle epifite questo avviene
dall'acqua che correndo lungo i rami si carica di elementi
nutritivi.
Le radici delle epifite ed anche quelle di molte terrestri
presentano una struttura particolare detta velamen, questo
è come un manicotto di 1 o più strati di cellule morte che
avvolgono la radice vera e propria. La sua funzione non è
ancora completamente chiara, è comunque certo che partecipa
in parte all'assorbimento dell'acqua ma soprattutto
funziona come una barriera per evitare la perdita della
stessa per traspirazione in situazioni di aridità. Sempre
per superare i periodi siccitosi le orchidee hanno
sviluppato numerose strutture per l'accumulo dell'acqua e
delle sostanze di riserva; fra queste vi sono i fusti
ingrossati in pseudobulbi, le foglie carnose e le radici
tuberose.
Abito di crescita
Le orchidee hanno dimensioni molto varie: da specie di
pochi millimetri a piante di diversi metri di altezza e del
peso di una tonnellata.
Le orchidee coltivate nelle serre sono specie
principalmente epifite o epilite, raramente terrestri; la
struttura di queste piante si può ricondurre a due tipi
principali: monopodiale e simpodiale.
Le prime possiedono un fusto ad accrescimento indefinito
provvisto normalmente di numerose foglie, sottile o
ingrossato, eretto o ricadente, talvolta lungo alcune
decine di metri come in alcune Vanilla; le radici sono
presenti alla base e spesso anche lungo il fusto; le
infiorescenze si originano all'ascella delle foglie.
Le specie simpodiali possiedono invece un rizoma, cioè un
fusto trasformato, semplice o ramificato, generalmente
strisciante; dai nodi di questo si dipartono altri fusti
spesso ingrossati in pseudobulbi. Le foglie sono inserite
alla base, all'apice o lungo gli pseudobulbi; le radici
sono prodotte dal rizoma; le infiorescenze possono nascere
sia alla base che all'apice.
Alcune specie di Orchidee non possiedono foglie e la
fotosintesi è svolta nelle radici, molto sviluppate, che
contengono cloroplasti.
Nomenclatura
Le Orchidee, come tutte le altre piante,
sono individuate univocamente da un nome scientifico (in
latino) secondo la nomenclatura binomia stabilita da
Linneo che deve rispondere alle regole del
Codice di Nomenclatura Botanica.
Il primo nome, sempre con l'iniziale maiuscola e scritto
interamente in corsivo, è quello del genere mentre il
secondo, sempre minuscolo e in corsivo è il nome della
specie, questi due sono seguiti dal nome, spesso abbreviato
(e non in corsivo), dell'autore che per primo ha studiato
la specie (tassonomista) e che ne ha pubblicato validamente
la descrizione. Quando una specie, già studiata, viene, da
un altro studioso, spostata dal genere originario ad un
altro, conserva il nome specifico ed il nome del primo
autore viene posto tra parentesi e seguito da quello del
secondo.
Per gli ibridi viene usato una sistema diverso.
IPer richieste sulle orchidee dal 1 luglio 2010 non
rispondiamo più via E-mail, ma attraverso il nuovo blog.
Per cui ogni comunicazione deve essere effettuata
attraverso il blog stesso che trovate al seguente link:
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